4th
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la pesca del siluro senza attrezzatura specifica - vol 1 - concetti preliminari
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eh si, la legge ammazza blog. Quelli che si schierano a favore, quelli che si schierano contro, quelli che discutono sui blog.
Io so cos’è la democrazia, tu no: senza offesa, sia chiaro
Siete dei pecoroni accecati dalla fede: senza offesa, sia chiaro.
E’ importante rispettare le opinioni altrui, ma le tue sono sbagliate: senza offesa, sia chiaro.
Ho ragione io, ma a me non serve avere ragione, a te si: senza offesa, è ovvio.
Un conto e leggere, un conto e capire: senza offesa non c’è bisogno di sottolinearlo.
Idiota, stronzo, testa di cazzo: senza offesa eh, senza offesa.
Nazista: senza offesa.
I mie nonni salvavano gli ebrei, quindi non mi puoi dare del nazista, perché il nazista sei tu. Ah… senza offesa
La blogosfera è una blogopalla: ma è solo un opinione, senza offesa.
Se questo è ciò che producono i blogger, pensieri profondi un metro e un cazzo (come diceva Luttazzi), siamo proprio nella merda.
E questa sarebbe la rivoluzione?
La rivoluzione delle discussioni: fuori dai bar, dentro la rete.
Una bella massa di inutili scarti di pensiero, raggiungibili con un solo click da tutto il mondo.
E un sacco di gente che si prende sul serio, pensando di essere utile, di contare qualcosa, mentre non fa altro che sprecare energia elettrica per mantenere acceso uno schermo.
Rifiuti umani, me compreso: Senza offesa…. ovviamente.
il primo mi serve per lavoro. C’ha la macchina fotografica col flash allo xenon 5 megapixel, il gps e internet e fa le videochiamate;
il secondo mi serve per la famiglia e gli amici. C’ha la macchina fotografica triste e non ha internet;
sono tutti e due dei nokia, che prendono meglio e funzianono bene.
il primo è in comodato d’uso, per pagarlo meno.
sul primo ricevo le chiamate dei clienti che non ho
sul secondo quelle degli amici che non ho
Ho due cellulari, ma mi chiama solo la mamma.
Due volte, l’ho ripetuto. La prima volta, mi pare, per sei mesi.
La seconda per un anno intero.
Mi sono abbonato ad Infocity, il network per trovare lavoro nel mondo del giornalismo.
Ma dico, sono scemo?
L’evidenza dell’idiozia sta già nella pretesa: trovare lavoro nel mondo del giornalismo.
Come se quello del giornalista fosse un lavoro.
E come se quello del giornalismo fosse un mondo.
Infocity: conoscere gente che ti può raccomandare a qualcuno che ti pagherà per scrivere cazzate che non offendano gli inserzionisti, imparando a fottere il prossimo e rimanere a galla in quella palude di sabbie mobili infestate da squali, piranha e serpi velenose che dovrai frequentare quotidianamente.
Se l’onesta intellettuale fosse una prassi, questo sarebbe lo slogan
…ho anche provato a contattare le agenzie, a mandare le mie foto, ma non andavano bene.
Perché?
Non lo so… Guardavo le foto degli altri fotografi, le studiavo, fotografavo, leggevo, cercavo uno stile.
Tempo buttato. Siamo in Italia. Ma vale anche altrove.
Il mondo della fotografia, come quello dell’arte e tanti altri, non è altro che una setta. Ci entri se sei parente, amico, conoscente di chi è già dentro.
La qualità e le idee non c’entrano una mazza, sia chiaro: non c’entrano una mazza!
Molta più importanza ha la retorica che accompagna le tue immagini, belle o brutte che siano.
Se ti prendi troppo sul serio, se pensi di cambiare il mondo con le tue immagini, se sei convinto che il tuo lavoro sia importante perché smuoverà le coscienze, se sei pronto a partire coi militari per documentare le sofferenze della guerra al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, se credi di aver svolto un ruolo importante nella comprensione della cultura che hai tentato di immortalare nelle tue stampe, se ritieni che la tua opera possa avere effeti positivi sulle condizioni di una comunità povera, se hai un sito in flash condito di citazioni intense, allora potrai diventare un buon fotografo.
David Alan Harvey ed altri consigliano di cercare il proprio progetto di vita fotografica, scegliersi un mondo e concentrarsi su quello, comprendere la propria missione.
Ovviamente sono tutte cazzate.
Da Robert Capa in poi le foto di guerra sono diventate un culto, senza contribuire a fermare nessuna guerra.
Vedendo le immagini del wordpress photo ho spesso l’impressione che le guerre siano organizzate affinché i fotografi possano sfoggiare la propria abilità ed il proprio coraggio.
Il lavoro di fotografo in guerra, come quello del fotografo in pace è quello di produrre immagini vendibili.
Detto questo, la fotografia, sia di pace che di guerra, è semplicemente inutile, ha un impatto ridicolo, non serve a niente, non smuove coscienze, non fornisce documenti indispensabili, se ne può fare tranquillamente a meno, non si mangia e non è nutriente.
Quali sono le fotografie che hanno fatto più parlare ultimamente? Quelle fatte alle feste di Berlusconi in Sardegna, non pubblicabili in Italia, viste su siti esteri.
Sono foto belle? Sono foto interessanti? Sono foto vendibili, molto vendibili. E chi fa il fotografo per mestiere, deve produrre immagini vendibili.
E le immagini sono vendibili se risvegliano la curiosità del pubblico o se sono scattate da un fotografo della setta. Il resto sono pippe.
Un fotografo riconosciuto può fotografare qualsiasi cosa. Egli non viene più valutato per le immagini. Le fotografie si arricchiscono della famosità del fotografo. Tanto basta a renderle vendibili.
E le tue? Mettile su Flickr. E’ un posto in cui puoi imbatterti in ottimi fotografi, se sei abile a cercare nella marea di immagini.
Non le vedrà nessuno o le vedranno in pochi… ma ad un certo punto… che ti frega?
Abbiamo organizzato il mondo a piramide. In alto e pochi quelli “bravi”, in basso quelli che devono imparare.
Tutte puttanate, ovviamente, ma il mercato lo richiede. Come potrebbero altrimenti esistere pochi ricchi che fotografano tanti poveri?
Volevo fare il fotografo da piccolo…. poi ho scoperto che è un lavoro inutile, come gli altri.
bah…
Assisto ultimamente, causa ballottaggi per elezione del sindaco della mia città, a tutta una retorica sul cambiamento portata avanti da quella parte politica che non governa da molti anni:
“è il momento di cambiare”
“cambiare si può”
“aiutaci a cambiare”
“cambiamento finalemente”
Ora, va bene cambiare… ma se il cambiamento è fine a se stesso? Cioè se il fine del cambiamento è il cambiamento stesso, può portare a strane conclusioni.
Voglio dire… son trent’anni che mangio polenta. BASTA! è ora di cambiare!
Stasera un bel piatto di merda.
Contenti voi…
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